DATA CENTER: OCCORRE EQUILIBRIO E PIANIFICAZIONE | Comoli Ferrari
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DATA CENTER: OCCORRE EQUILIBRIO E PIANIFICAZIONE

02 novembre 2026

L'intelligenza artificiale, il cloud e la progressiva digitalizzazione dell'economia stanno ridisegnando il sistema delle infrastrutture su cui si fonda la competitività dei Paesi. Al centro di questa trasformazione ci sono i data center, strutture fisiche indispensabili per elaborare, archiviare e gestire quantità crescenti di dati e rendere possibili servizi e applicazioni digitali sempre più evoluti. Un fenomeno in rapida espansione anche in Italia, che sta attirando investimenti internazionali di grande portata e che pone al tempo stesso interrogativi sulla disponibilità energetica, sull'impatto ambientale, sulla pianificazione territoriale e sulla capacità di coinvolgere le comunità locali.

Il dibattito promosso da Comoli Ferrari durante l'evento del 15 ottobre presso l'Allianz MiCo di Milano, nell'ambito delle sessioni "La partita delle risorse" e "L'innovazione digitale del Paese", ha delineato una visione strategica sul futuro dei Data Center e dell'Intelligenza Artificiale, posizionando l'Italia di fronte a un nodo cruciale che intreccia sovranità digitale, sostenibilità energetica e formazione del capitale umano.
Un appuntamento che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, dell'industria e del mondo della formazione, facendo emergere la necessità di accompagnare lo sviluppo dei data center con una visione di sistema.

“Dal dibattito sollevato dalle tavole rotonde emerge un quadro chiaro: i data center sono destinati a diventare una componente sempre più importante dell'infrastruttura industriale e digitale del Paese.” Dichiara Paolo Ferrari“La loro crescita rappresenta un'opportunità per attrarre investimenti, rafforzare la competitività delle imprese e sviluppare nuove filiere tecnologiche. E il mondo dell’impiantistica integrata gioca, in questo scenario, inevitabilmente un ruolo da protagonista”.

A delineare le dimensioni del fenomeno è stato Matteo Mille, Chief Operations Officer Microsoft Italia, che ha richiamato innanzitutto un dato significativo: il consumo energetico complessivo dei data center in Italia rappresenta oggi meno del 2% del fabbisogno energetico nazionale. Un'incidenza che va letta alla luce delle prospettive di crescita del settore e della crescente domanda di capacità di elaborazione. Il digitale, ha sottolineato Mille, non è una dimensione esclusivamente virtuale: ha una componente fisica sempre più rilevante, fatta di infrastrutture, impianti, edifici e investimenti. In questa direzione si inserisce anche l'annuncio, da parte di Microsoft, di un investimento da 4,3 miliardi di euro in Italia per lo sviluppo delle infrastrutture dedicate ai data center. Una parte significativa delle risorse è già stata destinata al territorio, prevalentemente lombardo, dove si concentra attualmente una quota importante delle strutture: circa 100 MW sui 600 MW complessivi presenti nel Paese.

La sfida, tuttavia, non riguarda soltanto l'aumento della capacità installata, ma soprattutto l'efficienza delle infrastrutture. L'evoluzione tecnologica sta introducendo soluzioni avanzate per il raffreddamento, come il liquid cooling, che consentono di migliorare le prestazioni energetiche delle apparecchiature, insieme a sistemi di recupero e riutilizzo dell'acqua impiegata nei processi di raffreddamento. Mille ha inoltre richiamato l'impegno di Microsoft sul fronte energetico: da febbraio 2026 l'azienda dichiara di utilizzare il 100% di energia proveniente da fonti rinnovabili per i propri data center, con un indicatore di efficienza energetica (PUE) intorno a 1,1. Un esempio di come l'innovazione tecnologica possa contribuire a contenere l'impatto delle infrastrutture, rendendole progressivamente più efficienti.

Se la crescita dei data center rappresenta un'opportunità per il sistema produttivo, la sua realizzazione richiede una pianificazione capace di tenere insieme attrattività degli investimenti e tutela dei territori. Su questo aspetto si è concentrato l'intervento di Matteo Marnati, Assessore della Regione Piemonte*, che ha illustrato il percorso di definizione di una normativa regionale specifica. L'obiettivo, per il Piemonte, è quello di evitare uno sviluppo disordinato, individuando criteri per la localizzazione delle strutture e garantendo che i benefici degli investimenti ricadano anche sulle comunità che li ospitano. Tra le aree considerate maggiormente favorevoli figurano quelle interessate da processi di riqualificazione urbanistica e bonifica, compresi siti industriali dismessi da decenni. Una scelta che permetterebbe di recuperare aree oggi inutilizzate, trasformandole in nuove opportunità di sviluppo economico e produttivo. La normativa, ha spiegato Marnati, dovrà inoltre considerare aspetti quali l'impatto acustico, la prossimità alle infrastrutture di collegamento e le caratteristiche ambientali dei siti. Particolare attenzione sarà riservata alle compensazioni territoriali: gli investimenti dovranno produrre ricadute concrete in termini di occupazione, attività di ricerca e sviluppo e interventi di bonifica. Il Piemonte intende quindi accompagnare l'insediamento dei data center con un modello che non si limiti ad attrarre capitali, ma favorisca una crescita condivisa. Anche perché queste infrastrutture non rispondono soltanto alle esigenze dei grandi operatori internazionali: sono necessarie alle imprese locali, al sistema bancario e alla stessa pubblica amministrazione, come dimostra il fabbisogno crescente di capacità di archiviazione per i dati sanitari regionali.

 

Una prospettiva condivisa anche da Massimo Sertori, Assessore della Regione Lombardia**, che ha evidenziato la necessità di consolidare un quadro normativo in grado di indirizzare gli investimenti e limitarne le possibili distorsioni. La Lombardia, e in particolare l'area milanese, rappresenta oggi uno dei territori più attrattivi per gli operatori internazionali. Una posizione favorita dalla presenza di un ecosistema digitale già sviluppato, dalle connessioni internazionali e dai collegamenti con le reti sottomarine che raggiungono i diversi continenti. Un patrimonio infrastrutturale che rende il territorio particolarmente interessante per lo sviluppo di servizi cloud e applicazioni legate all'intelligenza artificiale. Sertori ha tuttavia richiamato l'attenzione su un fenomeno che rischia di compromettere uno sviluppo ordinato: le richieste di connessione presentate da soggetti immobiliari e intermediari che, senza un progetto industriale effettivo, cercano di acquisire autorizzazioni e disponibilità di potenza per poi proporle ai reali investitori. Un fenomeno testimoniato da un dato: nei due mesi successivi all'introduzione della normativa lombarda sui data center sono pervenute altre 60 richieste per nuovi data center, per una potenza complessiva di connessione pari a 11 GW. Numeri che rendono evidente la necessità di affinare gli strumenti regolatori, distinguendo i progetti industriali concreti dalle iniziative di carattere speculativo.
Tra gli aspetti più discussi nel dibattito, il rapporto tra data center, disponibilità energetica e consumo di risorse naturali occupa inevitabilmente una posizione centrale. Marnati ha precisato che, allo stato attuale, il sistema energetico è in grado di sostenere le richieste di connessione, anche se le prospettive di crescita rendono necessari nuovi investimenti nella produzione di energia, con particolare attenzione alle fonti sostenibili. Una questione che riguarda direttamente la sovranità energetica e digitale del Paese. Sertori ha invece richiamato la necessità di distinguere le criticità effettive dalle preoccupazioni alimentate da informazioni non aggiornate. Alcuni timori, come quello relativo all'aumento delle temperature nelle aree circostanti le strutture, derivano da tecnologie di raffreddamento utilizzate in passato e oggi superate. Analogamente, i moderni sistemi a circuito chiuso consentono di ridurre sensibilmente il ricorso all'acqua, anche se la loro adozione deve essere incentivata e valutata nei singoli progetti. Anche sul fronte elettrico è importante fare chiarezza: i data center sono alimentati in alta tensione e si collegano a infrastrutture dedicate, senza gravare direttamente sulla rete di distribuzione locale che serve le utenze domestiche.

Questa prospettiva regionale trova la sua naturale estensione a livello statale grazie al punto di vista dell'Onorevole Alberto Gusmeroli, Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati, il quale ha portato nel dibattito la visione delle istituzioni centrali. Gusmeroli ha rimarcato come la proliferazione dei Data Center e della potenza di calcolo sia una questione strategica di rilevanza nazionale che richiede politiche industriali omogenee dal Parlamento: promuovere la sovranità digitale del Paese, snellire i processi autorizzativi e integrare la filiera energetica con quella tecnologica per evitare frammentazioni disorganiche tra i diversi territori regionali.

Tuttavia, una considerazione emerge con forza da tutti i relatori: la comunicazione rappresenta una condizione fondamentale per accompagnare lo sviluppo di queste infrastrutture. Le comunità locali devono poter conoscere le caratteristiche dei progetti, le tecnologie adottate, i consumi effettivi e i benefici attesi, partecipando fin dalle prime fasi ai processi decisionali. Non si tratta soltanto di contrastare informazioni inesatte, ma di costruire un rapporto di fiducia attraverso un dialogo trasparente tra istituzioni, imprese e cittadini. Un percorso che, secondo quanto emerso nel dibattito, richiede anche un maggiore coordinamento nazionale tra i diversi soggetti coinvolti.

La trasformazione digitale pone nuove sfide anche al mondo delle costruzioni e dell'impiantistica. Un aspetto approfondito da Massimo Del Dossi, Vicepresidente ANCE, che ha invitato a superare la tradizionale separazione tra edilizia e impianti, considerandoli come componenti di un'unica infrastruttura. Il principio è particolarmente significativo proprio nel caso dei data center, dove edificio, impianti elettrici, sistemi di raffreddamento e tecnologie digitali devono essere progettati e gestiti in modo integrato. La riflessione si estende, più in generale, al ciclo di vita degli edifici e delle infrastrutture. Mentre le strutture edilizie sono progettate per durare diversi decenni, gli impianti e le tecnologie digitali seguono cicli di evoluzione molto più rapidi. Diventa quindi essenziale progettare infrastrutture flessibili, aggiornabili e predisposte a successive innovazioni, evitando interventi di adeguamento che possono risultare particolarmente onerosi. In questo scenario, l'intelligenza artificiale può diventare uno strumento per valorizzare la grande quantità di dati generati durante tutte le fasi di vita di un edificio: dalla progettazione alla costruzione, dalla gestione alla manutenzione. L'approccio indicato è quello del Life Cycle Thinking: superare la logica secondo cui un edificio viene progettato e realizzato senza considerare adeguatamente ciò che accadrà durante la sua vita operativa, per adottare invece una visione complessiva che integri prestazioni, consumi, manutenzione e aggiornamento tecnologico. Un ragionamento che riguarda direttamente anche l'efficienza energetica: prima ancora di produrre nuova energia, è necessario ridurre quella che viene consumata inutilmente, intervenendo sulle dispersioni e migliorando le prestazioni delle infrastrutture.

Accanto alle infrastrutture materiali ed energetiche, lo sviluppo dei data center richiede competenze tecniche e professionali adeguate. Un tema affrontato da Nando Minnella, Direttore Generale della Struttura Tecnica per la promozione della filiera formativa tecnologico-professionale del Ministero dell’istruzione e del Merito, che ha riportato l'attenzione sul ruolo del capitale umano come fattore abilitante dell'innovazione. Le analisi richiamate nel suo intervento evidenziano una carenza di circa 150.000 professionisti tecnici e tecnologici. Inoltre, circa il 70% delle aziende che attualmente ricerca queste figure professionali non riesce a reperirle, a conferma di un disallineamento tra le competenze disponibili e quelle richieste dal mercato del lavoro. Per rispondere a questa esigenza, il sistema della formazione sta puntando, a livello nazionale, sul potenziamento degli ITS Academy e su percorsi di istruzione tecnico-professionale sempre più integrati con le necessità delle imprese. In questa direzione si inserisce anche il modello quadriennale, che consente di ripensare i percorsi di formazione secondaria attraverso una collaborazione diretta tra istituzioni scolastiche e aziende nella progettazione dei programmi didattici. Accanto alle competenze specialistiche, diventa fondamentale diffondere una conoscenza più ampia delle tecnologie digitali e dell'intelligenza artificiale, affinché possano essere comprese e utilizzate anche al di fuori degli ambiti strettamente informatici. La formazione, ha sottolineato Minnella, deve inoltre contribuire a ridurre il divario digitale tra grandi imprese e realtà di minori dimensioni, dove l'adozione delle nuove tecnologie procede con maggiore difficoltà.

“Per trasformare questa opportunità in un vantaggio concreto, non è solo sufficiente accelerare la realizzazione delle strutture. Servono regole stabili e condivise, una pianificazione territoriale attenta, investimenti energetici adeguati, tecnologie efficienti, competenze professionali e un dialogo costante con le comunità locali.” Riassume Ferrari. Che aggiunge “È soprattutto nell'integrazione tra queste dimensioni che si gioca la partita delle risorse: non soltanto quelle energetiche ed economiche, ma anche quelle infrastrutturali, tecnologiche e umane. Risorse da mettere a sistema per accompagnare la trasformazione digitale e consolidare la capacità dell'Italia di essere protagonista di questa nuova fase di sviluppo.”

 

 

 

 

*Matteo Marnati, Assessore Ambiente, Intelligenza artificiale, Energia e coordinamento del Tavolo permanente regionale per l'emergenza alla siccità, Innovazione, ricerca e connessi rapporti con Atenei e Centri di Ricerca pubblici e privati, Servizi digitali per cittadini e imprese, Regione Piemonte.

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Massimo Sertori, Assessore agli Enti locali, Montagna, Risorse energetiche, Utilizzo risorsa idrica, Regione Lombardia.